L’e-learning e il rompicapo del tempo

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Riproponiamo questo interessante articolo di Elena Messore che il nostro pubblico continua ad apprezzare.

L’articolo è tra i primi 3 più letti nel nostro blog!

 

tempo

Uno dei rompicapi più comuni per un instructional designer come me riguarda la durata dei corsi online.

Sull’argomento, più che una solida letteratura scientifica, esistono svariati metodi empirici applicati in diverse esperienze formative per andare incontro all’esigenza, spesso generata dalla normativa in vigore, ancora poco aggiornata rispetto alle nuove metodologie formative, di certificare un tempo durante il quale lo studente apprende online. Tempo che è talvolta chiamato “di fruizione”, talvolta “di apprendimento”, talvolta semplicemente “durata”, e che attesta l’avvenuta formazione.

In che cosa consiste questo “tempo”? Nel caso della formazione tradizionale, la durata di un corso viene fatta corrispondere al tempo in cui lo studente è presente a lezione (al di là di quello che faccia durante la lezione, se ascolti, prenda appunti, guardi altro al cellulare o al pc). La durata di un corso online è invece il dato memorizzato dalla piattaforma e-learning su cui il corso “gira”, che corrisponde orientativamente al tempo in cui il corso è stato aperto sul pc dello studente.

In entrambi i casi non c’è equivalenza tra durata di un corso e tempo di apprendimento.

Sia che si tratti di un corso in aula, sia di un corso online, infatti, l’apprendimento, e con sé il tempo necessario perché esso avvenga, dipendono da infinite altre variabili. Ne riporto alcune, con particolare riferimento alla formazione online:

  • studiarela motivazione di chi apprende verso la formazione da svolgere (è un argomento che mi interessa tantissimo? Svolgo questo corso solo perché mi fornisce un certificato? Ho pagato il corso? L’ho scelto o mi è stato imposto?);
  • la complessità degli argomenti per chi apprende (ad es. frequento un corso su un tema che non conosco, oppure sono già avvezzo all’argomento?);
  • la densità semantica di quanto contenuto nel corso (quanti concetti nuovi devo imparare e come sono concatenati tra loro?);
  • la forma dei contenuti presentati (ad es. testo a video, interazioni, documenti, monomedialità o multimedialità, grafici, diagrammi, immagini, video);
  • il grado di “disturbo” durante lo svolgimento del corso (ad es. telefono che squilla mentre sono sul corso, sto seguendo il corso in open space, ecc.);
  • la dotazione tecnica utilizzata (traffico di rete, lentezza nel caricamento delle pagine del corso, eventuali blocchi o necessità di riavvio del pc).

È evidente che utilizzare la durata di un corso come parametro per la sua efficacia formativa, quindi, sia un errore e un retaggio culturale da cui dovremmo liberarci.

Nella formazione tradizionale, il fatto che uno studente abbia firmato la frequenza al corso non dimostra che abbia appreso qualcosa, da cui la necessità di provarlo con un esame o un test.  E anche in caso di suo superamento non è possibile dire che si tratti di apprendimento reale o momentanea memorizzazione di concetti. L’interiorizzazione di un argomento richiede tempi lunghi e, soprattutto, esperienze di apprendimento significative.

social

Nel caso della formazione online, oggi sempre più “social”, il tempo necessario per apprendere diventa ancora più “liquido”. Viviamo del resto nell’era di Google e Youtube, in cui il “come fare per” è a portata di click e l’apprendimento formale e informale tendono sempre più a con-fondersi.

Per questi motivi sono convinta che molto si possa fare per aumentare l’efficacia formativa di un corso online, non necessariamente incidendo sulla sua durata. In primis valorizzare l’esperienza formativa stessa e ridurre il più possibile l’effetto noia tipico di questa tipologia di formazione, grazie all’uso di modalità comunicative nuove e mirate.

Quando “disegno” un corso online, pertanto, cerco di utilizzare un approccio che si ispiri al ciclo di Kolb (metodo tipico della formazione in aula, ma a mio avviso fondamentale anche online) che considera l’apprendimento un processo esperienziale a spirale, continuo, che si compone e sempre arricchisce passando attraverso le fasi di esperienza concreta, osservazione riflessiva, concettualizzazione astratta, sperimentazione attiva. Perché credo fermamente che non esista apprendimento senza una significativa esperienza formativaal di là della sua durata.

Stimare la durata media di un corso online

Detto ciò, tuttavia, nel mio lavoro mi trovo anch’io a dove rispondere a quesiti come: “Qual è il tempo di fruizione del corso?”, oppure “La durata del corso rispetta gli standard normativi?” e così via.

Per venire incontro all’esigenza di stimare la durata media dell’esperienza formativa è stato per me utile lo studio di alcuni progetti presenti in rete, visto che non esiste una letteratura univoca a riguardo.

mobileA partire da una durata minima standard, che corrisponde alla durata della traccia audio, a quella dello scorrimento del
corso click dopo click, o alla durata di un video, nel caso sia previsto, ho cercato strategie per ricalcolarla aggiungendo il tempo di lettura” di altre risorse presenti, quali testi, immagini, grafici, interazioni, link esterni, test.

Tra le esperienze degne di nota, che ho trovato in rete, sulla durata dei corsi online, eccone tre:

  • la Regione Lombardia, per i corsi ECM svolti in modalità e-learning, considera un documento di 4000 caratteri equivalente a 16 minuti di formazione;
  • il Progetto Trio della Regione Toscana utilizza il criterio per la lettura veloce dei testi, PAM = “parole al minuto”, adattando il risultato alla risorsa didattica misurata:
  • per le risorse testuali si considerano 50 PAM;
  • alle altre risorse vengono assegnati diversi valori standard, in base alla tipologia di interazione: esplorazione, scenario ramificato, test di valutazione.
  • l’ebook FAD ECM prende in considerazione sempre il parametro delle “parole al minuto”, ma differenziandolo secondo gli obiettivi di apprendimento.

Prendendo spunto dai progetti suddetti, questo potrebbe essere un primo calcolo del tempo medio per la lettura di testi e altre risorse:

Tempi di lettura dei testi
Lettura per memorizzareMax 100 PAM
Lettura di apprendimento di un testo discorsivo100-200 PAM
Lettura per comprensione generale200-400 PAM
Lettura per scrematura e individuazione dei punti chiave400-700 PAM
Lettura per “scansione” e ricerca elementi specificiPiù di 700 PAM
Tempi di lettura degli elementi non testuali
Immagini, schemi, grafici, tabelle funzionali alla comprensione del testo1 minuto + 1 minuto se attiva la funzionalità di ZOOM
Immagini, schemi, grafici, tabelle complesse (es. diagrammi di flusso articolati, processi meccanici)2 minuti + 1 minuto se attiva la funzionalità di ZOOM
Immagine animata automaticamente2 minuti
Immagine animata manualmente con click del mouse3 minuti
Infografica5-10 minuti (a seconda di lunghezza e complessità)

La durata standard e il tempo di fruizione 

Nell’ipotesi di un corso online dotato di video, audio e documenti di approfondimento, si può ipotizzare l’esistenza di due tipologie di durata:

  • la durata standard, in altre parole la durata effettiva dei contenuti multimediali (filmati e animazioni con audio), cioè l’intero scorrimento del corso;
  • il tempo di fruizione, inteso come durata standard + lettura delle altre risorse disponibili, aggiungendo cioè una stima dell’impegno richiesto all’utente per interagire con la pagina, leggere gli approfondimenti, rispondere a domande e svolgere esercizi, comprendere immagini, grafici, infografiche.

Il calcolo della durata o del tempo di fruizione medio di un corso online può basarsi, pertanto, sul computo dei tempi associati ai diversi elementi presenti nel prodotto e-learning.

Vanno fatte a riguardo alcune precisazioni:

  • si tratta di uno dei possibili metodi empirici da perfezionare sul campo, la cui “oggettività” è relativa, perché frutto di precise scelte metodologiche prese in fase di progettazione di un corso;
  • il dato risultante non può corrispondere al tempo di apprendimento che, come abbiamo detto, è influenzato da innumerevoli altre variabili individuali e contestuali;
  • non tutto è registrabile dalla piattaforma su cui il corso online si muove.

ideaPer concludere, quello del tempo per i corsi e-learning resta uno sfidante rompicapo su cui ancora non ci sono uniformità di vedute e considerazioni scientifiche accreditate. Per non navigare a vista, un instructional designer può fare affidamento, per il momento, alle esperienze di maggior valore presenti nella comunità di colleghi che frequentano il web e scegliere l’approccio ritenuto più opportuno.

Al di là dell’approccio seguito per ovviare alle esigenze di volta in volta emergenti, considero comunque responsabilità di un instructional designer promuovere una nuova forma mentis, un nuovo modo di guardare all’e-learning che conservi i punti di forza della formazione tradizionale, ma sappia anche liberarsi da tutti i vincoli che online perdono di significato.


Elena Messore, Instructional Designer presso Piazza Copernico.

L’e-learning e il rompicapo del tempo ultima modifica: 2017-06-15T11:30:01+00:00 da Redazione E-learningSpecialist

2 Commenti su “L’e-learning e il rompicapo del tempo

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